giovedì, 02 luglio 2009
E se d'improvviso fuggissi e mi ritrovassi in un oceano aperto?

Progetto fughe ad quando sono nata,
ma mai come ora la fuga è stata un atto di sopravvivenza.
Troppe cose stanno oscurando la mia vita e non sono abituata a vivere
nel buio.


Beh ora voglio fuggire.
Accedere alla dimenticanza, almeno per un po'.

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mercoledì, 01 luglio 2009
Chiuso per ferie


oppure... non ho nulla da dire.


Più onesto.

O anche...se inizio a scrivere divento una valanga.
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categoria:pensierando, vuoti a perdere, saggia-mente
giovedì, 25 giugno 2009
C'era un vociferare continuo, una parola che tirava un'altra parola.
L'informazione via web, si sa, è cosa veloce.
Non riuscivo a venirne a capo.
Un link che mi riportava ad altro link.
Eppure qualcosa di grave era successo, qualcosa che mi spingeva alla ricerca.
Qualcosa di imprevisto.

I commenti di gente che ammiravo culturalmente erano fatti di frasi stupite.
Poi il solito scemotto che dice: ma che soap opera vedete?

Qualcuno che scrive persino che un intero sistema è caduto.
Qualcun altro sostiene che ha passato anni della vita a studiare per nulla.

Passano i giorni e mi sembra di vivere l'atmosfera del day after.
Siamo già arrivati al giorno dopo?
Tutto è successo ma nulla è successo.
Nulla che io sappia.
Nulla detto nei TG.

Che sia un'informazione di stato da tenere segreta?
Cosi mi decido a passare la notte in bianco.
Shopping di informazioni via web.

E finalmente la mia testardagine è premiata.
Le lacrime agli occhi per questa straordinaria notizia.L'avevo intuito.
Troppo bello per essere vero.

Un complotto filosofico.
Ma la notizia deve rimanere segreta.
L'ho letto da zop.
Ma io non vi ho detto nulla.Tenetelo per voi e fatene gioiello.

Platone ha confessato che socrate non è mai esistito.
Era solo un alibi per conquistare una donna.

Con amore platonico.
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categoria:nuccina si diverte
lunedì, 08 giugno 2009




Non so madre perché io abbia intrapreso questo viaggio, so solo che non importa più la meta e non è neanche necessario che io arrivi oppure no. Mi sono fermata un momento, quasi riappropriandomi del mio tempo non appena siamo giunti qui a Viterbo, presso la Fontana Grande.

Il ritmo delle gocce d'acqua sul marmo centenario mi sembra quasi che diriga i miei pensieri.

Scriverti è come scrivermi, riesco a dare corpo ai miei tormenti e a dar voce ad una bocca che per tanto tempo è rimasta muta.Lo so che tu non hai mai capito perché lasciai la nostra terra.

La gioventù a volte ci rende cavalli selvaggi e non ci mostra le cose come sono.

Scappai madre. E' vero. Scappai da una stasi che quasi mi raggelava, perché lì da noi persino il tempo è fermo e si resta immobili, un po' come l'aria salmastra sui cornicioni delle chiese.

I ventagli, quelli sì che si muovevano, a ritmo coordinato quasi, durante la Messa in chiesa, a spostare quell'aria calda ed evitare che le palpebre diventassero pesanti.

Gli anni che sono trascorsi mi hanno insegnato che non si può sfuggire a quello che si ha dentro.

Le infiorate isolane sono rimaste nei miei ricordi e di tanto in tanto diventavano spasmo dell'anima, vocazione quasi, per dirmi che quello è il mio luogo, quella è la mia tentazione, quella è la mia sfida. Ho compreso che l'arsura e l'immobilità apparente riflettono solo quello che c'è dietro gli occhi di chi guarda.

La mia metamorfosi, frutto di anni di lontananza, è solo uno strato leggero che potrebbe volare via al primo cenno dello scirocco che sembra mettere alla prova ogni promessa. Resterei nuda, madre, nuda nella mia più vera realtà. Dentro di me l'angioma della mia isolanità mi dirige, mi spinge e crea movimenti al di là di ventagli sventolati in una chiesa, diventa quasi vento selvaggio del mio essere donna.

Il cammino intrapreso su questa via, nel silenzio di me con me, è come una rivelazione.

E' la risposta a domande che non osavo farmi. Forse mi cercavo, di certo mi sono ritrovata.



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categoria:concorsi
venerdì, 22 maggio 2009




I libri a casa mia non avevano casa quando ero piccola.
I miei pensavo per me un destino diverso da quello che io scelsi.
Se i miei avessero avuto un qualche potere avrebbero fatto bruciare tutti i libri.
Imparai a leggere molto presto e dopo le prime settimane in classe capii come erano organizzate le parole e i suoni.
Leggere divenne il mio passatempo preferito.
In poche settimane lessi tutto il libro della scuola e nelle ultime pagine c'erano già dei piccoli racconti che trovai stupefacenti.
Leggere era come vivere un'altra vita.
Ma di libri a casa non ne avevo, cosi iniziai a farmi prestare dei libri dai miei compagni, libri dei loro fratelli o che avevano trovato a casa.
I miei compagni trovavano assurdo che mi piacessero tutte quelle pagine di parole.
Loro amavano le figure, i disegni, io amavo le parole.

La cosa piu straordinaria che mi successe in tenera età fu la scoperta della biblioteca comunale.
Frequentavo la terza elementare e la maestra ci portò in biblioteca.
Fu un'esperiena che ricorderò per sempre.
Camminai a lungo per i corridoi e mi soffermavo sui titoli dei libri.
Mi chiedevo che storia potesse raccontarmi ogni libro.
Cosi ne tirai fuori uno.Aveva la copertina rigida, rossa, un volume enorme con i caratteri dorati.
Facevo fatica a tenerlo, tanto ero gracile.
Una vecchia signora mi riprese e mi disse che dovevo chiedere a lei.
Quello era un trattato di medicina.
Cosa potevo farmene di un libro cosi?

Il silenzio che regnava nella biblioteca aveva un gusto quasi familiare.
Peccato non poter andare li tutte le mattine e chiedere un libro, ogni volta uno diverso.
Nessuno avrebbe potuto rimproverarmi, nessuno mi avrebbe spento la luce perchè era tardi.
Forse i miei pensieri erano cosi intensi che trasparivano fuori tanto che la maestra mi disse che se avessi voluto potevo andare quando volevo in biblioteca perchè il martedi e il giovedi la biblioteca era aperta anche di pomeriggio.

Se ben ci penso quella fu la gioia piu intensa che io ricordi andando indietro negli anni.
Fu cosi che io e la donnina della biblioteca facemmo amicizia.
Tutti i martedi e i giovedi dicevo a casa che andavo a studiare da compagni e invece andavo a leggere in biblioteca.
Iniziai dalle letture consigliatemi dalla signorina Pierina, letture facili per la mia età e dopo seguirono letture piu impegnative.Pierina seguiva il suo criterio ed io ero felice di leggere ciò che lei mi preparava.
Cercavo di leggere in fretta perchè non avevo la carta d'identità e non potevo portare il libro a casa, nè potevo chiederla ai miei che mi avevano vietato le letture come inutili e dannose nella vita di tutti i giorni.

Io invece crescevo e crescevo con una testa diversa da chi mi aveva avuto in grembo.
La mia maestra non si capacitava della mia maestrìa nello scrivere, della mia velocità di apprendere ed iniziò a convocare i miei genitori che ben conosceva.
Inutile dire che lei parlava di una bambina che loro non conoscevano persino nel linguaggio, sempre piu preciso, sempre più brillante e quando paventarono l'idea che la licenza elementare mi sarebbe bastava nella vita la maestra fece il diavolo a quattro.

Iniziai cosi ad andare alla scuola media.
La signorina Pierina, ormai diventata mia amica, mi portava spesso dei libri davanti la scuola, firmando lei nel registro dei libri fuori.
I piu bei romanzi li ho letti in quel periodo.Autori italiani e stranieri, importanti e non.
Leggere era come vivere quelle storie, in un certo senso riscattavo una vita in cui mi sentivo un po' diversa dalle altre ragazze che pensavano ai giradischi, alle minigonne, a chili di trucco sugli occhi.

Leggere mi isolò dal mondo, mi rese più adulta di quello che la vita stessa mi aveva reso.
Ma questa è un'altra storia.


Quando presi la laurea la prima cosa che feci fu portare la mia tesi a Pierina.
In fondo  era anche merito suo.
Ora Pierina non c'è più, ma ieri spinta da un impulso un po' pazzo ho preso uno dei libri in cui sono pubblicate alcune mie cose e l'ho messo su uno degli scaffali della biblioteca, quella che per tanto tempo fu la mia casa.

Pierina avrebbe approvato.
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categoria:ricordi, vita, ricordi dinfanzia
lunedì, 18 maggio 2009
Mi sento un po' stanca.
E va bene che sono una roccia, dicono.
Va bene che non mi lascio strapazzare dal destino,dicono.
Va bene pure il dovermi trovare a consolare alcune persone a cui ho dovuto partecipare un mio lutto.
Solo che a tutto c'è un limite.

Sono stati giorni caotici.
Persone che credevo forti sono crollate e ho dovuto prendere le redini ancora una volta.
Giorni intensi in cui anche le lacrime erano un lusso.
Mi chiedo sin dove posso arrivare senza crollare.
Pensavo ad una distanza molto più lunga, forse la confrontavo con un periodo di tanti anni fa, ma mi era sfuggito il fatto che fossero passati 15 anni che adesso sento molto pesanti sulle spalle.
Fatto sta che oggi dopo tanti giorni alle 14,45 ho poggiato la testa sul cuscino e mi sono addormentata di colpo.
Non mi succedeva da secoli.
Un senso di benessere immediato di cui non ricordavo piu il sapore.
E mi pare di aver sognato.
Alle 15,30 è squillato il cellulare.
L'ho odiato il cellulare.
Io non amo molto i telefonini, li uso, certo, ma per ciò che servono, per le informazioni immediate.
Ho aperto il display.
Lampeggiava "nonno".
" nonno" era cosi che mio figlio aveva memorizzato il suo numero.
Un po' confusa ho pensato che fosse stato tutto un incubo.
Nonno lampeggiava, chissà perchè mi ero svegliata con quel cuore stretto.

Ho aperto bene gli occhi, il mio tallieur nero troneggiava sul servo muto della camera.
Tutto era avvenuto.
Ero sola, potevo piangere.

Mi sono alzata a fatica.
Tre quarti d'ora di incoscienza per riprendere le forze e tirare avanti.
Mi vengono alla mente le tante superficilità della donna che doveva proteggerlo. 
E mi scoppia dentro una rabbia che non so placare.
Ho tenuto a freno questa rabbia per tanto tempo, ma non si può imporre l'amore.
L'ho imparato in questi giorni.



 
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categoria:vita, rituali, vita familiare, vuoti a perdere
venerdì, 15 maggio 2009
Il 14 maggio 2009 alle ore 05,50
Pietro, dopo lunghe sofferenze, ha trovato la strada per il suo cielo.
Ti ho voluto bene.
postato da: nuccina1 alle ore 17:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:fede
mercoledì, 29 aprile 2009



Camminare sugli zeri
da cancellare
serrata dalle note
di un jazzista
sospesa sull'acuto
di una piroetta
scendere di corsa
una gradinata

Il sorriso sulle gote
di uno spettacolo
da amare.

E
sentirmi felice.

Felice da morire.
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categoria:e-voluzione
sabato, 25 aprile 2009
Sono riuscita a scrivere la Poesia per Patrizia e il suo matrimonio.

Alla fine mi sono resa conto di quanto sappiamo certe volte di chi scrive anche se non li abbiamo mai incontrati.Ne conosciamo l'animo più segreto, i dolori, le gioie, le strade e i desideri.

Anche questa è realtà.
Alla fine mi sono commossa io stessa della poesia che ho scritto.
L'ho proposta al suo giudizio che è sempre preciso e dettagliato ma con un cuore grande cosi.
E mi ha risposto a lettere maiuscole.

Mi sono sentita felice.E' l'ora che mi appresti ad organizzarle una sorpresa per il giorno del suo matrimonio. Immagino già la sua faccia e quella di suo marito.
postato da: nuccina1 alle ore 21:55 | Permalink | commenti (3)
categoria:amicizia
giovedì, 23 aprile 2009
E' sempre quest'ansia di mare che mi prende anche nelle sere più calme.
Ho navigato su mari profondi e ho puntato su cieli in tempesta.
Ho pianto nelle sere d'attesa e ho scritto lunghe pagine senza lettori.
Ho camminato con quattro piedi che non portavano il mio nome, ho pensato per tante teste come fossero mie e sono stata àncora quando avrei voluto essere aquilone.
Ho afferrato sogni e ho avuto in regalo sorrisi, ho affettato il rosso per i momenti grigi,
ho mangiato pane pur non avendo i denti, ho bevuto latte quando avevo fame.
Sono stata niente e sono stata tutto.

Ho sfidato il destino.
Ho raggiunto il cielo, inaspettatamente.

Ora sto qui a chiedermi cosa ci sia oltre il cielo.
E nella stanchezza di questo mio cercare mi chiedo se sia questo peregrinare il senso del mio andare
Non c'è rumore, nessun pensiero che si scontra, solo immense foreste che crescono.
Assetate di altro cielo.

Cosa c'è dopo di te?
postato da: nuccina1 alle ore 23:11 | Permalink | commenti (2)
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