Progetto fughe ad quando sono nata,
ma mai come ora la fuga è stata un atto di sopravvivenza.
Troppe cose stanno oscurando la mia vita e non sono abituata a vivere
nel buio.
Beh ora voglio fuggire.
Accedere alla dimenticanza, almeno per un po'.

Non so madre perché io abbia intrapreso questo viaggio, so solo che non importa più la meta e non è neanche necessario che io arrivi oppure no. Mi sono fermata un momento, quasi riappropriandomi del mio tempo non appena siamo giunti qui a Viterbo, presso la Fontana Grande.
Il ritmo delle gocce d'acqua sul marmo centenario mi sembra quasi che diriga i miei pensieri.
Scriverti è come scrivermi, riesco a dare corpo ai miei tormenti e a dar voce ad una bocca che per tanto tempo è rimasta muta.Lo so che tu non hai mai capito perché lasciai la nostra terra.
La gioventù a volte ci rende cavalli selvaggi e non ci mostra le cose come sono.
Scappai madre. E' vero. Scappai da una stasi che quasi mi raggelava, perché lì da noi persino il tempo è fermo e si resta immobili, un po' come l'aria salmastra sui cornicioni delle chiese.
I ventagli, quelli sì che si muovevano, a ritmo coordinato quasi, durante la Messa in chiesa, a spostare quell'aria calda ed evitare che le palpebre diventassero pesanti.
Gli anni che sono trascorsi mi hanno insegnato che non si può sfuggire a quello che si ha dentro.
Le infiorate isolane sono rimaste nei miei ricordi e di tanto in tanto diventavano spasmo dell'anima, vocazione quasi, per dirmi che quello è il mio luogo, quella è la mia tentazione, quella è la mia sfida. Ho compreso che l'arsura e l'immobilità apparente riflettono solo quello che c'è dietro gli occhi di chi guarda.
La mia metamorfosi, frutto di anni di lontananza, è solo uno strato leggero che potrebbe volare via al primo cenno dello scirocco che sembra mettere alla prova ogni promessa. Resterei nuda, madre, nuda nella mia più vera realtà. Dentro di me l'angioma della mia isolanità mi dirige, mi spinge e crea movimenti al di là di ventagli sventolati in una chiesa, diventa quasi vento selvaggio del mio essere donna.
Il cammino intrapreso su questa via, nel silenzio di me con me, è come una rivelazione.
E' la risposta a domande che non osavo farmi. Forse mi cercavo, di certo mi sono ritrovata.


