mercoledì, 23 luglio 2008

 

Sono in vacanza.

Ritornerò a settembre. Un saluto e un ringraziamento per tutti gli amici

che hanno la pazienza di leggermi.

 

a Presto.

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categoria:
venerdì, 27 giugno 2008


Di quello che non si scrive
si creano lunghe strade
come corde per scalate

l'amore che non t'ho mai disegnato
il valzer sonnecchiante dell'attesa
parole morte in bocca
prima di futili poesie

Di quello che non si scrive
si creano stagioni di ricordi
Un bacio rubato agli occhi della gente
e a dirlo sarebbe nulla.

Cosi nel silenzio di fogli bianchi
lascio tutto quello
che mi resta dentro.
postato da: nuccina1 alle ore 16:41 | Permalink | commenti (10)
categoria:pensieri spiegazzati
giovedì, 19 giugno 2008



Io lo so
ciò che tu sei
Lo so e me ne rallegro
- raramente -

Conosco la coltre che ti protegge
e quelle risposte di cui cerchi domande

Io li so i tuoi giorni
quelli troppo lievi per essere ricordo
quelli macigni che non non vogliono andare

E ti sento
senza inganni e truffe al fare del mattino
prima che il giorno stimi la sua pena

Ho imparato
le tue rabbie e le unghia cresciute
a sfuggire ad una bocca

e ho sentito
tutto l'amore che è straripato
come acqua che sgorga da una fonte.

Io non so il senso dell'angoscia
che mi cammina accanto

Appare come ombra e sibila come vento
senza mai tracimare in dolore

E intanto passano anni
mai abbastanza in voglie e tenerezze
chiusi in una valigia sempre aperta
che mi sorprende esausta
al canto di ogni gallo.

Vola vola taddrarita
Mi diceva cosi nonna.

Chissà perchè apro ancora cieli.
una candelina in più da spegnere.
postato da: nuccina1 alle ore 18:50 | Permalink | commenti (18)
categoria:compleanni
venerdì, 13 giugno 2008






Si rimane a guardare sullo specchio d'acqua
che ci fece culla a storie e uomini
i cornicioni incrostati di sale
i passi silenti di innamorati antichi
le parole poggiate sull'intenzione

Dietro il pudore di persiane chiuse.
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categoria:attimi, laboratorio, ricordi dinfanzia, pensieri spiegazzati
sabato, 07 giugno 2008



Di questo sai muoiono gli angeli

Delle parole pesanti
come zavorre buttate in mare

delle dimenticanze
che non hanno memoria

degli amori perduti
prima che abbiam messo radici

trattenute da piogge incessanti
ali prive di volo
sfioriscono come fiori d'inverno.

Neanche il tempo di un addio.
postato da: nuccina1 alle ore 20:51 | Permalink | commenti (15)
categoria:amore, pensieri spiegazzati
giovedì, 05 giugno 2008
Scrivimi.
Una cosa qualsiasi, un'espressione, un desiderio, una verità di quelle metà vere e metà false.
Mi occorre ridurre le distanze, evitare le falle e non vedere i margini.
Scrivimi.
Scrivimi anche solo una parola.
Una sola.
Ma non saggia e responsabile e dritta.
Una che sia lieve e giocosa, che parli la tua lingua e che sappia del tuo sorriso.
Quello che scende lieve ai lati dello zigomo e si distende agli angoli della bocca,
quello che nascondi quando mi prendi in giro.

Scrivimi una parola, anche onesta se ti pare, oppure metaforica e nascosta, ma non dolorosa ed inquietante.
Una che abbia la leggerezza di una nuvola, la forza di un'onda inquieta, la dolcezza di un verso antico oppure la trasparenza della tua vita o l'illusione della mia.

Se ancor non esiste, inventala.
Inventala, ti prego.

Partoriscila nella tua bocca e poi sussurrala o cantala, masticala sino a farla tua,
e poi porgimela scritta sull'incavo del collo sino a succhiarmi l'anima.


postato da: nuccina1 alle ore 16:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:amore
lunedì, 26 maggio 2008
Avevi ragione sai.La depressione è altra cosa.E' che a via di usare le parole alcune diventano più leggere e finisci per usarle per ogni cosa.
Brucia anche a ripensarci a questa stanchezza che non so quando sia iniziata.
Duole il corpo come tendine stirato e l'anima, beh quella lasciamola fuori chè mi duole
come fosse corpo lacerato.
Svegliarmi con pensieri fissi, niente è come avere qualcosa in mente e scoprire il senso del disagio che si annida bastardo tra le tazzine di caffè da lavare, tra la biancheria pulita nei cassetti.
Urla nel silenzio di comprensioni che non avverrano mai, di parole non tradotte
che rimangono nel dizionario chiuso in bella mostra nella mia libreria.

E' che ti accorgi che le parole declinate erano valide per i latini, e che ti erano entrate tutte in testa,articolate senza articolazioni, libere e leggere e pur cariche di ardore.
Ora sono le parole vuote a tenere banco, nulla è come quello che la parola detta.
Come uno sposalizio fittizio valido solo per le feste belle.
Connessioni di idee complicate per dare il nome ad un concetto che si tramuta in realtà.
Per arrivare al pane al pane e vino al vino si necessita di depurazioni che ancora non ho ben capito.


E' che ancora non ho imparato a far funzionare il concetto di radice quadrata nei pensieri, l'astrazione è passata sopra il mio corpo, ma intanto ho lavorato tanto sino a dolermi le caviglie,senza più il respiro dei desideri, senza più gambe da poter fermare.

Ora che ho varcato questo limite, ho solo accatastato vuoti per una raccolta differenziata.
Ma nessuno più si accorge se il limite è diventato strada.
E nei cimiteri delle tare si confono concetti denudati, attese dimenticate,guerre subite e lodi inutili a non sprofondare in questo stagno di apatia.

Ho dolore, sai?

Temo che il limite sia diventato strada.
E nel perdermi nel nome di madre, moglie, amante, alla fine neanche lo specchio potrà dirmi le parole che non so perchè certi occhi non ce la fanno a starsene abbassati, cercano e ti fiondano dentro a scoprire una fessura dove seminare un'illusione, buona per farti vivere un giorno ancora.

Avevi ragione sai.
E' solo una questione di vocabolario.
Inizierei da capo, il tempo di schiodarmi da questo legno.
postato da: nuccina1 alle ore 21:49 | Permalink | commenti (6)
categoria:vuoti a perdere
domenica, 11 maggio 2008
Sapete le nuvole hanno varie forme.
Alcune sono leggere come fiocchi di neve, altri sono pesanti e sembrano togliere l'azzurro al cielo.
Ma io pensavo alle nuvole come montagne di cotone, dove tuffarmi senza farmi male.
-Le nuvole sono minacciose-
Soleva dirmi mia nonna.
Ma io incurante andavo fuori anche quando erano piu di una minaccia.
Gli altri bambini giocavano fuori e non c'era gusto per me restare sola, dietro una finestra nel mio mondo
tranquillo e sicuro.

Che poteva farmi una nuvola?
Tutt'al più qualche goccia d'acqua e nulla più.
Un giorno una nuvola, più dispettosa di tante altre, ma forse più nuvola di tante altre, gonfia d'acqua
fece il suo lavoro di nuvola.
Un'acquazzone improvviso mi tramortì quasi.
Era colpa della nuvola ne ero certa, tutta colpa sua.
Avrebbe potuto essere pioggerellina, oppure quasi neve e non quell'acquazzone che la nuvola fu.

La febbre fu alta per molti giorni e come tutti i bambini mi lamentai con mia nonna.
- è stata colpa della nuvola - dissi certa della mia innocenza.
ma la nonna, memore di tanti acquazzoni e di tante nuvole mi ammonì.

- se non volevi bagnarti, bisognava restare a casa.
se volevi uscire avresti dovuto prendere l'ombrello e aver cura di metter il cappotto.
Non esiste solo l'azzurro, esiste anche la nuvola che è nel ciclo vitale.


Nonna Nina era una donna saggia.
Adesso, prima di uscire io guardo sempre il cielo.Mi spiacerebbe non trovare piu la nuvola.

Certo poi prendo anche l'ombrello.
Persino l'azzurro non avrebbe piu senso.


postato da: nuccina1 alle ore 09:29 | Permalink | commenti (6)
categoria:questo strano mondo web
sabato, 26 aprile 2008
La lettera arrivò con la distribuzione del pomeriggio, in mezzo a bollette da pagare, pubblicità di ogni tipo.
La lasciai distrattamente sul tavolo della cucina, ero già in ansia per la prima ecografia e non volevo arrivare in ritardo.
Non alla mia prima volta. Dovevo essere serena e affrontare nel bene e nel male quello che il destino mi avrebbe riservato. Solo intenzioni le mie, miseramente sovvertite non appena mi ritrovai sola, distesa su un lettino anonimo senza Marco.
Marco, così bello e cosi complicato.
Marco che in quella situazione si sentiva incatenato e che doveva trovare la sua strada, questo mi aveva detto quando gli avevo comunicato che c'era una bambino in arrivo.

--- Ma quale strada? Qui stiamo parlando di un figlio --- gli avevo gridato.
Ma Marco era così, un eterno Peter Pan, ed io non avevo nulla da rimproverargli perché era questo che mi aveva legato a lui.

Mi accorsi di quella lettera solo quando il giorno dopo l'ebbi tra le mani.
Stranamente non c'era il mittente e la grafia con cui era stato scritto il mio nome mi era familiare anche se non avrei saputo dire a chi realmente appartenesse.
Aprii con improvvisa curiosità.

--- Dolcissima Nina,
Voglio scriverti in questo momento importante della nostra vita. Scriverti piuttosto che telefonarti. Le parole, quando vengono dette si trasformano in onde sonore e non lasciano traccia. Si fanno assorbire dal mondo, dall'aria, dalle rocce e persino dal tempo e si dissolvono. Al contrario, quando diventano tangibili, segni d'inchiostro su carta, in qualche modo diventano vive e soprattutto si fanno durature.
Nel tempo, tutte le volte che ne avremo voglia, esse saranno sempre qui, su questo foglio bianco a ricordarci questo preciso momento.
Queste mie parole sono tue, sono nostre.
Ciò che mancava alla mia vita erano i confini netti, le linee di definizione, come quelle teste scompigliate senza la scriminatura dritta tirata a lucido con il gel. Il disordine ha regnato nei miei giorni accumulando conti aperti dovunque senza chiuderne mai uno, mescolando i toni acuti con i toni gravi, sfumando la linea del bianco e non definendo mai il nero, come se persino i colori perdessero la loro essenza e si adattassero l'uno all'altro sempre e comunque.
Nel disordine tutto coesiste, esiste pur non esistendo nella tua totalità ben definita.
Erano miei i discorsi equilibristi che stavano sempre sul filo, senza mai toccare il centro, senza mai toccare il confine.
Discorsi appassionati, lo sai.
Ma vili, ostinatamente vili che ondeggiavano discreti, quasi sussurrati e mai gridati perché per gridare ci vuole decisione e pur sempre ordine.
Un figlio mette ordine.
Un figlio ti dà la definizione di padre, stabilisce un ruolo, un camminamento preciso.
Un figlio è la mia morte e, paradossalmente, sento che sarà la mia vita stessa. Non avevo idea di ciò che il caos stava nascondendo dentro di me. Desideri mai espressi, neanche conosciuti. Parole immaginate la notte e mai scritte di giorno.
Tu sei la mia strada. Io che mai ho cercato strade ma solo piazzole per fermarmi un po', io che dell'amore non conoscevo l'ampiezza né la determinazione, io ora cerco te, cerco voi...
Il quasi amore mi era più facile, più adattabile, più smontabile in qualsiasi momento della mia vita.
Ho preso un po' di tempo, ero come ubriaco nella nebbia.
Ora sono qui, a cercarvi, a cercarmi.
Sono qui al centro del fuoco, sperando di bruciarvi dentro.
Non lo sussurro.
Lo grido, Nina...

Tuo
Marco.


Avevo iniziato a leggerla con gli occhi, poi la voce volle la sua parte. Volle farsi bocca, quasi carezza. Volle riempirsi di quelle linee, di quelle curvature concave in cui cullarsi, di quelle certezze che avremmo costruito insieme per la vita che continuava.
Di colpo sentii che dovevo rispondere subito. E dovevo farlo con parole che restassero solide, che avessero radici e diventassero querce, nel tempo.

Cercai il cellulare e lasciai che i polpastrelli corressero veloci sulla tastiera.

Sono le sfumature
che rendono vivi i colori

sono i confini non definiti
che conoscono l'incontro

sono le curvature che nascono
che definiscono un amore.
postato da: nuccina1 alle ore 20:03 | Permalink | commenti (14)
categoria:racconti ad incipit
mercoledì, 23 aprile 2008

Scrivo molto poco ultimamente,

è che mi sembra di essere quasi ombra.

Di me stessa.

Confido nel futuro.

Chi lo sa.

postato da: nuccina1 alle ore 17:16 | Permalink | commenti (7)
categoria:attimi